Milano | Cagnola – Biolife-Nature, la baita in città?

In via Pier Francesco Mola e via Panfilo Nuvolone, al posto di un vecchio piccolo insediamento industriale è sorto un nuovo complesso residenziale, EcoLifeNature. Edifici di categoria A+ in un quartiere in forte rinnovo edilizio.

Onestamente troviamo questo intervento edilizio abbastanza dozzinale e non ben proporzionato, soprattutto facendo riferimento ad elementi come i balconi, che caratterizzano l’intervento; metà realizzati con parapetti in vetro e metà con un rivestimento in listarelle di abete o pino, che fanno un po’ baita di montagna, denotando un’idea poco originale e non tanto attinente al contesto. Lo stesso legno dei balconi riveste poi l’enorme aggetto che forma la gronda del tetto.

Probabilmente col tempo il colore acceso del legno appena posato si attenuerà, migliorando l’effetto complessivo.

Ci chiediamo se nello stesso intervento sia inclusa anche la riqualificazione dello spazio rimasto ancora a verde all’angolo tra via Mola e via Varesina, adesso totalmente abbandonato e disordinato.

In zona sono sorti negli ultimi anni altri due complessi residenziali, come il civico 7 di via Mola, anch’esso non un capolavoro, ma più attinente al contesto. Oppure il nuovissimo condominio di via Baldo degli Ubaldi 14, certo più originale e accattivante. In generale, comunque, il livello delle realizzazioni è, architettonicamente parlando, piuttosto mediocre; a nostro modo di vedere.

8 commenti su “Milano | Cagnola – Biolife-Nature, la baita in città?

  1. L’uso del legno è molto bello, quando è fatto bene.
    Invece in questo caso trovo tutto molto indigesto, specie l’accoppiata parapetti/battenti finestre, il tetto oversize e il contrasto con il color “niente” dell’intonaco e i parapetti in vetro.

  2. Molto carino, caldo e leggero. Non lo trovo affatto dozzinale, è un bell’intervento. Decisamente molto meglio degli altri due palazzi citati nell’articolo.

  3. L’accostamento parapetti in vetro con quelli in legno, in effetti è duro da digerire. Tutto l’insieme sembra un misto di elementi estetici accozzati.

    Devo però ammettere che, seppure non belli, risultano migliori dei palazzoni che da 30\40 anni infestano Milano (vedi per esempio i palazzi vicini). Per lo meno, seppure male, si è cercato di fare qualcosa di diverso (non hanno neppure usato il grigio…).
    Anche le volumetrie, sebbene siano un po’ pesanti, non sono esagerate.
    Insomma, qualche spiraglio di decenza nel mare di asfisianti palazzoni.

  4. Abito nel quartiere e non mi fa proprio impazzire questa palazzina, ma mi chiedo quale sia il “contesto” urbano a cui fa riferimento l’articolo. Trovo questa zona abbastanza anonima, le costruzioni si amalgamano in un insieme eclettico, e la maggior parte di queste di certo non riescono ad apportare nulla a livello urbanistico. Nella mia mente, invece, la città è viva e i palazzi, vecchi e nuovi, dialogano. Aldilà di alcuni esercizi di stile sbagliati, credo che sia meglio non limitarsi a essere attinenti e a replicare un linguaggio che non funziona più, se mai l’aveva fatto…

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