Milano | Gratosoglio – Capolinea del 3: a volte gli architetti sbagliano

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1971 al capolinea di Gratosoglio
Tram nel 1971 al capolinea di Gratosoglio

Nel 2005 venne inaugurata la nuova piazza creata dove si trovano il capolinea del tram 3 e gli edifici superstiti della Cascina Ronchettino, un piccolo cascinale del ‘700 a due passi dall’antico borgo di Gratosoglio.

Il progetto, è di Cino Zucchi Architetti e nell’intento prevedeva l’idea di ricucire e dare una forma a questo spazio urbano, anzitutto attraverso un giardino con una fontana dove il tram fa inversione di rotta e sosta. Peccato abbiano utilizzato delle panchine molto stilose, ma che, come si vede, col tempo sono diventate delle vere lavagne per gli scarabocchi. Progettate come se i vandali non esistessero.

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Quando siamo passati, qualche giorno fa, la piazza e le strutture erano pulite e ben tenute, forse grazie a un recente intervento di manutenzione, ma quanto dureranno? Basta guardare vecchie immagini dello stesso luogo per accorgersi di come tutte queste pareti sollecitino la frenesia degli imbrattamuri e la loro voglia di marcare il territorio.

Questa, inoltre, è una piazza che non osiamo immaginare d’estate, quando il solleone picchia senza ombreggiature e vegetazione lo spazio sarà uguale ad un forno. Anche qui una bella panchina stilosa umanizza questa parte della piazza, se non fosse per le solite “firme”.

Comunque alcuni manufatti dopo una decina d’anni hanno bisogno già di interventi, specie transitano le automobili come si vede dalle immagini.

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Ed eccoci nella parte “commerciale” dove si trovano i palazzi superstiti della vecchia Cascina Ronchettino, un insediamento rurale del ‘700 che formava assieme al Mulino Follazza o Folle e alla cascina Fornella un insieme di insediamenti tra il piccolo paesino di Gratosoglio e Ronchetto delle Rane. Qui vicino scorre ancora il Lambro Meridionale e vi erano un infinità di rogge, come la Paimera a ovest,  mentre a est scorrevano parallele la roggia Due Quinti e la roggia Bolagnos. La cascina sorge sulla via per Rozzano e Pavia, l’antica via Missaglia. Per fortuna che nell’espansione del quartiere e delle nuove viabilità è stata risparmiata. Ora la nuova via dei Missaglia si trova poco più a est mentre la vecchia via ha assunto il nome di Via Lelio Basso.

La cascina pur rimaneggiata nel corso del Novecento, ha conservato i caratteri tipologici originari e rappresenta tuttora un’importante testimonianza dell’economia rurale tradizionale.

Peccato che, secondo noi, il progetto di Cino Zucchi abbia coinvolto questo angolo in maniera strana che forse, sulla carta, poteva avere un senso, ma che poi dal vivo abbiamo trovato abbastanza impersonale e asettico. Anzitutto va ricordato che negli anni Cinquanta o Sessanta, durante l’espansione edilizia, proprio di fronte alla cascina vene costruito e aperto un mercato comunale con alcuni negozi per servire il quartiere. Il Mercato è ancora attivo e frequentato, ma come tutti i mercati rionali è alquanto triste e privo d’anima.  Il progetto di Zucchi ha previsto l’innalzamento di una quinta da nascondere il mercato e lasciare visibile solo l’ingresso, ben segnalato da una pensilina. Pietre per le sedute separano il nuovo contesto dagli edifici della vecchia cascina. A concludere e propriamente chiudere il nuovo spazio urbano una quinta che pare formare un finto corridoio con una porta anziché una via aperta. Naturalmente tutte queste pareti sono costantemente pasticciate e lo spazio è sempre un bel posto per parcheggiare.

Belle intenzioni e bella immagine, ma la cascina sembra spaesata e fuori contesto, lo spazio sembra sempre vuoto e privo di vita (le foto sono di un sabato mattina di metà febbraio, fate voi) e le rogge che caratterizzavano la zona? Insomma, ci è parso più un gioco di stile più che un effettivo e funzionale spazio urbano. Oltretutto i graffiti pensati dall’architetto sono spariti o si sono dovuti cancellare per coprire le tag dei ragazzini.

Che dire, troppe pareti in un luogo incontrollabile. Unica cosa che ci è piaciuta è la pavimentazione in cubetti di porfido, insieme ai blocchi di pietra per le sedute, che però nessuno utilizza perché sedersi tra le auto parcheggiate o sotto il solleone non è piacevole farlo.

Cosa avremmo preferito? Anzitutto nessuna parete che fosse accessibile agli scarabocchi, più alberi che creassero ombra, panchine in legno e magari una fontana tra il mercato e la cascina che riproducesse una roggia, giusto per ricordare cosa ci fosse qui un tempo. Avremmo aggiunto sul lato del mercato coperto una serie di piccoli negozi, magari un bar che potesse dialogare con la cascina e non lasciarla isolata, di modo che si percepisse la presenza di uno spazio commerciale al di là del muro. Naturalmente senza auto parcheggiate dove non si dovrebbe.

Il Progetto e lo spazio appena aperto

Nuova Fermata Tram Gratosoglio

Queste sono le foto dal sito dell’architetto, uno anche tra i più quotati d’italia, dove si mostra come era stato concepito inizialmente questo spazio.

Ed ecco come le strutture appaiono quasi sempre, imbrattate da ogni tipo di scritta.

Un pensiero su “Milano | Gratosoglio – Capolinea del 3: a volte gli architetti sbagliano

  1. muri, muri, e ancora muri…..
    La mia personalissima sensazione è che semmai in questa città solo a volte gli architetti ci azzeccano, e questo ennesimo fallimento lo conferma.
    Altrettanto personalmente credo che dipenda dal fatto che loro non vivono e non assorbono minimamente i luoghi che progettano, e non mi stupirei se tutte queste “creazioni” fossero figlie della sola carta da disegno….

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